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Daniela Marchetti, nasce a Carrara il 22 novembre 1959, si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara nel 1984.
Frequenta successivamente, un corso di pittura presso l’Académie des Beaux Arts di Parigi, al temine del quale, nel 1985, inizia a svolgere attività artistica.

In queste tele l’artista si fa produttrice di simboli e, in quanto li unisce in una superficie unica, si fa creatrice di un vero linguaggio. Un linguaggio colmo di contraddizioni e di lacerazioni, luci e ombre, ma che comunque tende a una visione unitaria che vuole esprimersi senza ricorrere ai motivi tradizionali dell’oggettivismo di maniera.

Dino Carlesi 1994                                




La realtà della Marchetti appartiene dunque al dominio dell’esperienza e del tangibile, senza per questo implicare criteri di analogia o riconoscibilità. Diciamo piuttosto che si tratta di un universo “altro”, disoccultato alla coscienza e reinventato a una superiore sfera percettiva. Sono superfici massive, impenetrabili come muraglie intonacate, con estroflessioni e rugosità che ne accentuano il fattore esistenziale e la temporalità immemorabile.

Giuliano Serafini 1995                  


Come artista informale la Marchetti, dai primi anni novanta, si inscrive al versante materico di tale tendenza, quello che identifica i percorsi e le realtà del conscio e del subconscio con gli accadimenti di una coltre pastosa e densa, intesa come effettuazione, e non simbolizzazione, del microcosmo dell’Io più nascosto. Polvere di gesso e di legno, colle varie, stucco, colori a olio distesi e manipolati sulle superfici, producono coaguli grumosi, si rapprendono in emersioni per plasmarsi subito in avallamenti di luce, scuotendo il piano con testimonianze cocenti di un vitalismo che la materia, trattata in un certo modo, dimostra di possedere in sé.

Guglielmo Gigliotti 1997               


Le sue opere infatti sono da leggere, a volte addirittura da solfeggiare. La scrittura si fa protagonista e viene illuminata da una luce, come dire, prismatica, che ne evidenzia tutte le peculiarità.

Marco Tonelli 1997                          



Quelle macchie di colore geometriche sovrapposte, quei graffiti chiarissimi e indecifrabili rappresentano il mistero della vita: che la giovane artista racconta senza preoccuparsi di fornire chiavi di lettura, tanto meno di dissiparne le ombre. Il suo interesse, senza rinunciare alla ricerca, mira a dettare altre pagine, spesso affascinanti (...) del suo intimo diario dove arte e vita s’intrecciano alimentandosi reciprocamente.

Romano Bavastro 1997                          



Quella della giovane Daniela Marchetti è una voce del neoinformale. La carrarina elabora la sua materia secondo un’intima musicalità espressa attraverso tocchi, segni e sommovimenti della materia, musicalità che, in qualche caso, si fa dichiaratamente emergente negli inserimenti di fogli con note musicali o altro.

Giorgio Di Genova 1998                    

Uno stile che ha come punto di partenza la materia, studiata attraverso materiali diversi, che nel corso degli anni ha creato un terreno fertile dove la Marchetti ha scovato i germi di una scrittura indecifrabile, ancora allo stato embrionale, dove prevale il segno come forma espressiva. Da questo momento in poi, accanto alla materia si integra l’elemento scrittura, che appare come una ribellione del gesto, inconscia e immediata che genera un codice a metà strada fra la scrittura musicale e il disegno.

Valeria Felici 2001